Nuove regole di etichetta per vestiti e calzature. Coinvolti anche i calzolai che producono scarpe su misura. Le sanzioni, salate, possono sfiorare i 20mila euro

Sono previste per i prodotti tessili e per le calzature prive di etichettatura o provviste di indicazioni incomplete o scorrette, commercializzati anche online

Venezia 26 marzo 2018 - E’ stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 20 dicembre il Decreto Legislativo 190/2017 che disciplina le sanzioni per la violazione delle disposizioni di cui alla Direttiva 94/11/CE, concernente l’etichettatura dei materiali usati nei principali componenti delle calzature destinate alla vendita al consumatore ed al Regolamento UE n. 1007/2011 del Parlamento europeo e del consiglio, del 27 settembre 2011, relativo alle denominazioni delle fibre tessili e all’etichettatura e al contrassegno della composizione fibrosa dei prodotti tessili. Le modifiche sono divenute operative in Italia a gennaio 2018.
(il decreto è consultabile al link http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2017/12/20/17G00203/sg).
La norma interessa anche i calzolai nel caso producano scarpe su misura.


A queste novità le Camere di commercio in Italia stanno dedicando dei seminari di illustrazione per offrire un'informazione corretta su quanto prescrivono regolamenti e direttive europee, recepiti nelle norme statali, prima di avviare i controlli, effettuabili anche da polizia municipale e Guardia di finanza, e di comminare le multe.
L'intervento legislativo ha colmato un vuoto normativo nel settore delle calzature, dove la violazione degli obblighi di informazione ai consumatori non era perseguita; in ambito tessile, ha aggiornato l'apparato sanzionatorio alle prescrizioni del Regolamento comunitario del 2011.
II fabbricante, importatore o il distributore che immetta sul mercato un capo o scarpe senza adeguata etichetta di composizione rischia, sempre che il fatto non costituisca reato, sanzioni elevate. II commerciante che non informi i consumatori sul significato dei simboli, può essere multato fino a mille euro. Con le nuove norme, quando l'autorità di vigilanza del mercato, cioè il ministero dello Sviluppo (Mise), rileverà una violazione, a seguito dell'attività ispettiva della Camera di commercio, ordinerà al responsabile di conformare i prodotti irregolari o di ritirarli dal mercato entro 60 giorni. Per chi non si adeguerà, oltre al sequestro della merce, scatterà una seconda tranche di sanzioni fino a 20mila euro.
La Direttiva 94/11/CE ed il Regolamento UE n. 1007/2011 si sono posti come obiettivo il riavvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri concernenti l'etichettatura dei materiali usati nelle principali componenti delle calzature e nei prodotti tessili. Il Decreto, quindi, rappresenta un passaggio essenziale nel completamento della disciplina, poiché introduce gli aspetti sanzionatori riferiti alle violazioni della normativa citata, rivelandosi uno strumento fondamentale sia per rafforzare la tutela del consumatore – sempre più esposto ai rischi del mercato globalizzato e low-cost e senza una effettiva tutela in ordine alle caratteristiche tecniche del prodotto – sia per tutelare gli imprenditori nell’ottica della valorizzazione delle produzioni “Made in Italy” ancorate alla valorizzazione e alla trasparenza delle caratteristiche produttive e dei materiali impiegati.
“Siamo sempre stati schierati per la qualità dei materiali e finalmente questo testo rappresenta un passo avanti per i consumatori, che sapranno di cosa sono fatte le loro scarpe, e per noi riparatori che dobbiamo conoscere la composizione di suole, tomaie e delle colle usate per poterle aggiustare - commenta Paride Geroli, presidente dell'associazione Calzolai 2.0 nata in seno a Confartigianato-. E’ nostro compito però, informare i nostri soci produttori di scarpe su misura, che
la novità riguarda anche tutti loro. La crescita professionale della categoria infatti -prosegue-, passa per un aumento di colleghi che sono in grado di realizzarle partendo, ad esempio, dai modelli più semplici come le ballerine, i sandali gioiello o le clarks. Ci sono continuamente corsi di formazione pensati per diffondere le competenze necessarie. A tutti questi, che si fregiano per altro di brand riconosciuto a livello mondiale come il 100% made in Italy e fanno della qualità un vanto, il rispetto di queste regole deve essere visto non come un fardello ma una occasione per certificare le loro peculiarità”.